Gli avamposti di Emergency sul fronte degli sbarchi

Giulia, un’infermiera di Emergency, il 23 luglio scorso ha scritto su Twitter: "C'√® silenzio questa sera al porto di Augusta. C'√® stato uno sbarco oggi pomeriggio: 283 persone dal Ghana, dal Gambia, dalla Nigeria. Ci raccontano della paura della guerra, della minaccia di Boko Haram. Certo, sono felici di essere arrivati, ma nessuno festeggia: uno dei gommoni si √® rovesciato durante il viaggio. "Chi non sapeva nuotare e non √® riuscito a risalire √® morto", hanno raccontato.Il polibus rosso di Emergency √® forse la prima cosa che vedono i migranti quando sbarcano dalle navi ormeggiate sul molo. Il bus rosso √® un po’ il simbolo del “Programma¬† Italia” dell’organizzazione fondata da Gino Strada, entrato in funzione nel 2006. Da allora le prestazioni mediche delle donne e degli uomini di Emergency sono state oltre 180 mila, almeno fino a poche settimane fa. Molti medici e infermieri di Emergency sono volontari, presidiano i porti dove sbarcano i migranti, ma anche i luoghi dove poi vanno a lavorare e finiscono inghiottiti nella rete del “caporalato” e delle mafie. Polibus ce ne sono in Calabria, nella Piana di Sibari, dove ogni inverno arriva gente dall'Europa dell'est, dai Paesi del Maghreb, dall'Africa subsahariana e dal Pakistan, per lavorare alla raccolta degli agrumi, costretti ad arrangiarsi in alloggi di fortuna degradanti e ad orari da schiavi. In Puglia ci sono due ambulatori mobili per portare assistenza ai migranti impiegati come braccianti nell'agricoltura e in situazioni di indigenza nelle aree urbane. I Minivan sono attualmente in provincia di Foggia e nelle campagne della Capitanata